Chiesa di San Giovanni Battista

Durata della visita: 45 minuti circa

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Alla fine del secondo conflitto mondiale andava maturando la necessità di un confronto tra l’architettura moderna e l’edificio sacro.Nel 1955 a Bologna si tiene un congresso-mostra il cui dibattito si incentra sul bisogno di uno spazio sacro diverso, ove la partecipazione dei fedeli sia maggiore.

A circa 10 anni di distanza il Concilio Vaticano II°, ancora in corso, pone l’accento sul ruolo della liturgia come tramite tra la vita quotidiana e i luoghi dell’espressione della fede.

Si fa impellente la necessità di chiese di quartiere al posto delle cattedrali, a fianco delle quali sorgano opere pedagogico/sociali.

In quel periodo, presso Parigi, viene fatta la prima esperienza di edificio sacro contemporaneo usando il cemento armato e creando spazi luminosi attraverso grandi vetrate.

Viene messa in risalto la centralità ideale dell’altare come momento di partecipazione dei fedeli alle celebrazioni liturgiche ed è in questo periodo di fermento di novità che si concretizza l’incontro, il giorno di Santo Stefano del 1964, tra Don Nilo Rigotto, Parroco della nascente comunità di Villaggio Giardino ad Arzignano ed il famoso architetto fiorentino Giovanni Michelucci già autore della celebre chiesa dell’Autostrada.

La richiesta di Don Nilo a Michelucci non è il semplice progetto di una chiesa  ma la traduzione  in un edificio sacro delle normative conciliari appena emanate.

Il 2 Febbraio 1966, non senza difficoltà, si apre il cantiere della nuova chiesa con la posa della prima pietra e la dedicazione a San Giovanni Battista, il Battezzatore, protettore dell’unità familiare oltre che nome del Michelucci stesso.

La struttura è composta da un doppio involucro di mura uno esterno geometrico  e continuo  interrotto solo da vetrate anch’esse di forma geometrica e uno interno, curvilineo. Sono presenti diversi ingressi : Quello a nord chiamato Porta Solenne, quello a ovest Porta dell’Innocenza e quello a est Porta della Sacra Famiglia e della Penitenza.

Il tetto della chiesa ha un profilo aguzzo e frastagliato quasi a voler ricordare la vicina catena alpina mentre sul campanile si staglia la sagoma stilizzata del grifo, simbolo della nostra città,  che reca inscritta una croce. Questa altro non è che la raffigurazione simbolica di una collina presso Gerusalemme, il Golgota, custode, secondo una leggenda medievale, del teschio di Adamo ma soprattutto ricordata perché su questa collina si è consumato il sacrificio di Gesù.

L’interno curvilineo pone in evidenza i dislivelli sui quali si snoda tutto l’edificio sacro.

Attraverso qualsiasi ingresso si acceda alla chiesa lo sguardo si posa subito sul meraviglioso altare posto al cosiddetto livello 0.

Intorno ad esso si partono le gradinate che si estendono sino alla Cappella della Sacra Famiglia.

Tutte le variazioni di altezze e dislivelli della chiesa non sono casuali ma stanno a rappresentarel’ascesa cristiana attraverso i Sacramenti dal Battesimo sino all’Eucarestia.

A sinistra dell’ingresso della porta dell’Innocenza, avvolto da rampe di scale quasi a disegnare una grande conchiglia, il fonte battesimale in granito rosso zampilla perennemente. Dieci gradini separano il battistero dall’aula e stanno a simboleggiare i dieci comandamenti.

Allo zampillo perenne si affianca simbolicamente il fuoco perenne che arde sull’altare del santissimo Sacramento in marmo “Fior di pesco Carnico”. Per raggiungere la cappella della Sacra Famiglia, luogo deputato alla celebrazione del Sacramento del Matrimonio, situata tra il campanile e la porta Solenne, si deve ridiscendere a m. 1,60.

Suggestiva è la fascia di luce che illumina l’altare della cappella. Questa è resa possibile dalla sottile fessura verticale tra facciata e campanile e non è stata creata a caso. La sua direzione, infatti, è verso oriente dove nacque il cristianesimo e dove si trova Aquileia la prima diocesi da dove si diffuse l’evangelizzazione in Veneto. Viene in questo caso ripreso l’antico orientamento delle chiese romaniche il cui ingresso si trovava ad ovest e chi entrava, attraversando l’edificio per il lungo, si dirigeva verso est dove sorge il sole simboleggiante la luce di Cristo risorto. Splendido anche il caldo pavimento in cotto così come l’altare in marmo di Corinto scelto simbolicamente perché è nella prima lettera ai Corinzi che Paolo parla del matrimonio

All’interno della chiesa il color cemento dei muri è illuminato dagli splendidi pavimenti in marmo allestiti tra il 1987 ed il 1988 come negli stessi anni viene costruito il coro che per esigenze di acustica viene rifatto con i gradoni rivolti verso l’altare anziché verso i fedeli come nella prima stesura del progetto.

Chiudiamo questa simbolica visita parlando della “pietra del Paradiso” una lastra rettangolare posta davanti all’altar maggiore sopra la quale viene posta la bara durante le celebrazioni dei funerali. Raffigura l’antica simbologia cristiana del pavone con l’albero della vita tra le lettere alfa e omega raffiguranti il ciclo della vita dalla nascita alla morte.