Chiesa di San Bortolo

Durata della visita: 45 minuti circa

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Nel 1866 con l’arrivo del  curato Don Antenore Bonomi iniziarono a germinare le prime idee di autonomia in modo che la chiesa divenisse parrocchiale, ma sarà Don Luigi Ziggiotti nel 1886 a perorare la causa per una nuova chiesa che non potè seguire sino al suo completamento perché nel 1896,  quando  era già in costruzione, arrivò come curato don Basilio De Rosso che seguì la costruzione dell’edificio sacro sino all’ultimazione e governò la parrocchia sino alla morte avvenuta nel 1947. Nel 1924 la curazia diventa, per decreto del Vescovo di Vicenza, parrocchia e don Basilio diviene il primo parroco della Comunità. A lui seguiranno Don Lino Coffele, duranta la sua permanenza sarà risolto il problema delle guglie che pregiudicava la sicurezza della Chiesa, pensa all’edificazione della casa della Dottrina e realizza la scalinata in porfido che conduce al portale d’accesso, segue Don Mario Rizzo nel cui periodo di gestione della chiesa  viene rifatto l’impianto a pavimento di riscaldamento e la posa in opera di un nuovo pavimento in sintonia con l’attuale edificio. Sempre a lui si devono l’abbattimento di alcune barriere architettoniche all’interno della chiesa , il nuovo altare e la posa del battistero vicino all’altare e non più relegato  vicino alla porta della Chiesa.

La posa della prima pietra avviene il 27 maggio 1894 e la consacrazione il 25 Marzo 1903. Il progetto è dell’Ing. Vittorio Barrichella autore anche, ad Arzignano, del campanile del Duomo di Ognissanti e del campanile di S. Zeno. La chiesa viene edificata su un poggio ben in vista a ridosso del torrente Chiampo. Ha una pianta pressappoco quadrata di circa 400 metri quadri come in uso nelle basiliche della cristianità. L’esterno presenta una forma quadrata con abside lievemente sporgente. L’impostzione della facciata richiama lo stile romanico con colonnato semi sporgente e il modulo della facciata che si ripete sui fianchi. Al centro dei frontali si aprono tre rosoni in stile gotico a snellire le ampie superfici, a mo’ di fregio una decorazione,  che rappresenta l’arco a sesto acuto,  si ripete in sequenza percorrendo in rilievo tutto il perimetro in corrispondenza della copertura. La sommità dei colonnati a pianta quadra fanno da piedistallo alle guglie in stile gotico mentre un tiburio ottagonale (è una struttura cubica o poligonale con una cupola) si eleva al centro della costruzione e raggiunge i 36 metri richiamando quello del vecchio campanile insieme alle bifore che compaiono su ogni lato copia esatta di quelle che si aprono sulla torre campanaria  donando una continuità storica ideale ai due edifica. Le guglie, come già detto, sarannoil problema che maggiormente angustierà Don Lino Coffele. Il sistema di archivolti costruito a quel tempo con gesso e materiale vegetale non poteva reggere la spinta dei pesanti pinnacoli. Fu necessario negli anni 70 sostituirli tutti con altri meno slanciati e pesanti e, soprattutto quello centrale,  fu sostituito da una croce in ferro; l’insieme è meno esteticamente slanciato e penalizza la chiesa nella sua verticalità ma ha contribuito a risolvere i problemi di tenuta assieme alla scala in porfido necessaria per stabilizzare il terreno franoso sulle paraste (colonne inglobate nella facciata si differenzia dalla lesena che ha carattere solo decorativo)  della facciata le statue dei Santi Rocco e Sebastiano il cui culto fu sempre molto sentito nella vallata perché invocati come protettori contro la peste e sono databili attorno ai primi anni del settecento ed attribuite alla bottega veneta del Marinali e fanno parte del patrimonio scultoreo della vecchia chiesa.

INTERNO CHIESA

Sono presenti tre navate: una centrale più ampia e due laterali più strette terminanti in una cappellina esterna e una sacrestia. Al centro l’abside e il presbiterio dove trovano posto l’altar maggiore e la cantoria. La costruzione vide anche qualche diatriba tra il Barrichella e Don De Rosso che, apportando modifiche all’interno a suo piacimento senza consultare il progettista, provoca la chiusura per alcuni mesi della chiesa causa alcune fenditure comparse negli archivolti che per rendere più stabile la chiesa necessitarono di modifiche all’assetto portante del colonnato (forma delle basi).

Conseguentemente al rifacimento dell’impianto di riscaldamento è stato posato il nuovo pavimento della chiesa ideato dall’Arch. Giuliano Trentin. Una policromia di grande effetto e di profondo significato che assume forme concordi alle linee architettoniche della Chiesa.

Al centro viene riportata la pianta della cupola ottagonale soprastante in dimensioni naturali. Al centro dell’ottagono, tracciato da 4 perpendicolari simmetriche che partono dagli angoli, si inserisce un quadrato in marmo bianco accompagnato da superfici nere che obbligano l’occhio a fissare un altro ottagono più piccolo inscritto concentricamente. Qui è il cuore del tempio, e rappresenta la centralità di Dio nell’universo. Da qui partono 4 fasce costituite da marmo bianco e da Fior di Pesco Carnico alternate che conducono ai tre altari ed all’ingresso. Si ha così una grande croce che porta l’occhio ad ammirare il nuovo altare e che richiama l’originaria foma delle chiese a croce greca o latina. Le corsie della croce formate da piastrelle multicolori rappresentano il cammino di ogni credente e conducono dall’entrata ai tre altari quasi a creare un rapporto personale con Dio e con la Chiesa, sembrano quasi indicare al cristiano la retta via da seguire. Tutto intorno scorre una fascia bicolore che ingloba le colonne ed il centro della chiesa quasi un invito a stringersi tutti insieme e convergere al centro verso il mistero di Dio. In prevalenza è stato utilizzato marmo di colore chiaro, il Biancone, per dare maggiore luminosità. Gli altri colori sono darti dal Rosa di Asiago, dal Rosso Verona e dal fior di pesco carnico.

Il 24 maggio 1993 è stato consacrato il nuovo altare e benedetto l’ambone. Lo stile del nuovo altare si rifà alla forma del basamento delle colonne della navata. La sua forma richiama un ottagono sdoppiato da una scanalatura centrale formata da tre linee scattanti. Il pavimento stesso, come abbiamo già visto, sembra invitare i fedeli ad andare incontro all’altare. Il nuovo altare si compone di tre formelle che, nel loro insieme formano una composizione tronco piramidale. La prima, quella centrale  rappresenta il tavolo dell’ultima cena. Il tavolo è simbolicamente disegnato da linee che terminano ad arco a sesto acuto presente nell’architettura della chiesa facendo divenire la tavola stessa pianta della chiesa che affonda le sue radici negli apostoli radunati a far memoria della Pasqua di Gesù. La formella di destra raffigura l’acqua che sgorga dall’alto della roccia : l’acqua della salvezza e la moltitudine del popolo di Dio si accosta all’acqua per attingere alla salvezza. Al suo fianco il battistero che richiama la simbologia del sacramento del Battesimo. La formella di sinistra rappresenta il percorso della vita dell’uomo. Sono dal basso linee dolci e più si sale più le figure divengono tortuose come le difficoltà della vita. Alla sommità della scultura il volto di Dio tra le rocce e il suo popolo che partecipa all’ascolto della sua parola. Al fianco sinistro dell’altare è posto l’ambone che, come per l’altare, ha un disegno semplice ed essenziale. E’ stato pensato come un libro aperto e vi sono raffigurati i 4 libri dei vangeli aperti per essere annunciati al popolo di Dio. Nella formella anche la scultura dei libri termina ad arco a sesto acuto che si ripete 4 volte mentre gli evangelisti sono idealmente rappresentati da 4 picoli cilindri rosso cupo.Nel dorso di tali libri, rappresentata dalla facciata liscia davanti, si trovano ancora altri simboli ad esempio il cero pasquale che simboleggia la luce di Cristo e al centro l’incisione della croce. Qualche anno dopo la costruzione della Chiesa si rende necessario porre attenzione ai dettagli come completare le decorazioni, dipingere le immagini dei Santi e affrescare la facciata. L’opera decorativa viene eseguita da Francesco Noro, contemporaneo del Beltrame ed a lui non inferiore per talento,  e dal suo allievo Vasco Carradore sotto la guida di Don Giuseppe Stocchiero. Carradore ha eseguito le decorazioni sulle colonne e sugli archivolti mentre Noro, molto attivo nella decorazione delle chiese del territorio ricordiamo il soffitto dell’oratorio di San Bernardino , le chiese di Durlo, Montebello, Castelgomberto e Pugnello, ha eseguito le immagini dei Santi all’interno della cupola e le altre immagini affrescate compreso l’affresco di Maria Ausiliatrice nella lunetta esterna qui si impegna in un gusto rinnovato forse per adeguarsi alle strutture neogotiche del tempio. Le figure dipinte sono : nei medaglioni i santi Francesco, Bovo, Girolamo, Antonio, Stefano, Rocco e Giuseppe. Attorno alla cupola vi sono i 4 evangelisti alla base delle arcate Gesù e la Maddalena, i Santi Agnese e Luigi Gonzaga, Apollonia e Genoveffa, Pietro e Paolo mentre al centro di ogni arco è dipinto un angelo.  Viene poi sistemato il coro con stalli di legno  e alla ditta Zordan viene dato l’incarico per il nuovo organo. Altre sculture e pitture d’interesse per la nostra Valle sono custodite all’interno di questa chiesa e provengono dalla vecchia chiesa dove avevano una collocazione più consona alla loro importanza. Tra questi la pala centinata dei Santi Andrea, Rocco e Antonio Abate attribuibile a pittore esperto attivo alla fine del XVI secolo è stata sapientemente restaurata fornendo anche una preziosa occasione di studio. Un secondo grande quadro raffigura una Madonna con Bambino tra i Santi Paolo e Francesco. Due angioletti reggono la corona della Vergine mentre un terzo seduto ai suo piedi suona uno strumento simile ad un mandolino. Di stampo popolare è databile attorno al XVII secolo. Vi sono inoltre due piccoli dipinti gemelli raffiguranti l’Adorazione dei Magi e la Fuga in Egitto eseguiti da Giuseppe Tomasini, un pittore vicentino attivo tra il 1652 e il 1730. Questo artista aveva l’abitudine di datare le opere aggiungendo alla sua firma l’età che aveva nel momento in cui le dipingeva. Poiché su queste è scritto “pinse di età 76” sono riferibili al 1728 e sono le opere oggi conosciute eseguite in più tarda età dal Tomasini. Di queste due opere fu eseguito un completo restauro nel 1983 La terza statua proveniente dalla vecchia chiesa è quella di S. Lucia situata in una nicchia della cappellina. L’opera è  databile attorno al primo 500 ed attribuibile ad un maestro locale sensibile all’arte lombarda. La datazione e l’attribuzione sono rese difficili da una ridipintura in epoca successiva. Belle litografie francesi ottocentesche racchiuse in cornici dorate formano la Via Crucis e documentano il raffinato gusto dei nostri avi.

Non possiamo chiudere la nostra visita senza un cenno al culto di S. Bartolomeo il cui nome contratto, Bortolo, da il nome alla frazione. Grande è il culto che la città aveva per il Santo, basti ricordare che vi era un’antica fiera a carattere rurale proprio a lui dedicata in cui si svolgeva la compravendita del bestiame che riusciva a far affluire al centro di Arzignano gente da tutti i paesi della valle e zone limitrofe. Non dimentichiamo che il Santo è anche raffigurato nell’antico polittico conservato nella chiesa matrice di Castello rappresentato col coltello a lama ricurva tipico dei conciatori. Bartolomeo, discepolo fedele di Gesù, parte anche lui dopo la Pentecoste per predicare il cristianesimo. Il viaggio senza ritorno lo portò soprattutto in India  dove fu sottoposto al martirio di essere scorticato e poi crocifisso. Alla luce di questa crudeltà si capisce come mai il suo nome venga scelto come protettore, nel Medio Evo, dalle corporazioni dei conciapelli di molti paesi europei.