Chiesa di Restena

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Restena deriva il suo nome da Resta (sbarramento) che si faceva per arrestare le impetuosità dell’omonimo torrente capace di far rotolare a valle i grandi massi in basalto.
Nella prima metà del millesettecento vi è notizia di una piccola comunità ai confini di Pugnello, che pur essendo legata alla “confraternita” dei Ss Sebastiano e Rocco di Pugnello, mantiene la sua autonomia sostenuta dalla chiesetta della famiglia più illustre per antichità e per censo, gli Ziggiotti.
La comunità di Restena potrebbe avere il suo primo nucleo in un gruppo di capifamiglia riunitosi per una vertenza scoppiata all’inizio del settecento, per la sottrazione di acqua dal torrente Restena da parte di proprietari di terreni più a monte. Anello di unione di questi capifamiglia negli anni a seguire fu la chiesetta dell’Annunciata, fatta costruire nel 1736 da don Girolamo Ziggiotti, ancora presente a lato della villa Ziggiotti ora Salviati ed in cui dal 1743 in poi vi veniva celebrata la messa.
La prima metà dell’Ottocento vede l’esplosione dell’attività della seta e la filanda di Restena della famiglia Ziggiotti, fu una delle prime nel Veneto. La casa Ziggiotti nel 1799 si trasformò nell’attuale splendida villa, su disegno di architetto provinciale, ma vissuto all’ombra del Muttoni.
La filanda cadde in abbandono soltanto quando la famiglia si estinse e fu sostituita dai Salviati. Nel 1922 la comunità fonda una latteria sociale e nello stesso anno viene aperta la prima scuola elementare. Il nascere di questa nuova comunità fortemente dotata di senso religioso, inizia nel 1929 con l’erezione del capitelli all’incrocio delle strade Restena-Cinto dedicato alla Madonna di Monte Berico. Durante la seconda guerra mondiale la famiglia Salviati mette a disposizione la chiesetta della villa.
La parrocchia di Restena, come quella di Madonnetta, nasceva per smembramento della primitiva parrocchia di S.Maria del Castello, Trissino, Tezze e Pugnello ed i capifamiglia decisero che era venuto il momento di costruire la chiesa.Il progetto fu affidato all’Ing. Chemello di Vicenza ed approvato dall’assemblea. Uno stile occhieggiante al romanico con i muri esterni in basalto locale, quattro absidi per altrettanti altari come si usava nelle chiese pre- conciliari. Coro rialzato di tre gradini poi ricoperti in marmo rosso di Verona, una balaustra in marmo bianco che con un po’ di fantasia ricorda il colonnato del Bernini ed 8 finestre per la luce. Il 10 Agosto 46 si traccia l’area sul terreno donato dalla famiglia Salviati; il 30 dicembre del 1948 viene interrata in corrispondenza dell’altar maggiore una bottiglia con i relativi documenti firmati da tutti i capi famiglia della frazione. Manca solo il placet del Vescovo ottenuto durante le sue vacanze a Fongara e raggiunto in macchina, ma da un certo punto in poi a piedi, dal comitato.I lavori vennero per la maggior parte fatte dai ragazzi e dagli uomini del luogo rinunciando al loro tempo libero. Al raggiungimento dei 3 metri di altezza entra in gioco l’impresa Molon ma il materiale viene fornito direttamente dai committenti. La chiesa viene in gran parte eretta con l’utilizzo dei sassi generosamente offerti dal torrente Restena. La demolizione della vecchia stazione di Vicenza offre invece le pietre angolari squadrate. Il legname pattuito col Comune di Asiago per la travatura faccia a vista. Per la costruzione delle capriate intervenne un carpentiere locale. L’altar maggiore, per economia, viene tirato col gesso. Il tabernacolo era in pietra tenera recuperato da un marmista di Chiampo al quale sono state fatte inserire delle tarsie in marmo grigio. A tre stadi il primo per contenere l’ostia consacrata con una porticina in rame . La doratura è stata fatta con l’oro offerto dalle donne del luogo. Il secondo stadio per l’esposizione del Santissimo o in altri momenti di un crocifisso ed il terzo vuoto sormontato da una croce di marmo.Il 15 Novembre del 1952 la chiesa viene benedetta dal Vescovo Zinato. La chiesa ha ora bisogno di un parroco che fa il suo ingresso nel 1955. Apporta subito dei cambiamenti, non sempre felici, coprendo i sassi faccia a vista e le capriate ma intonaca anche le pareti interne e fa fare l’intelaiatura alle finestre. Completa le absidi laterali e vi pone due statue una dedicata al sacro cuore ed una alla madonna. Nel 1960 il Vescovò vi amministrò la cresima e concesse il fonte battesimale. Come le antiche pievi (dal latino plebs= popolo) diviene una chiesa rurale dotata di battistero. Col progressivo disfacimento dell’impero romano le pievi ereditarono le funzioni civili e catastali del municipio romano diventando il centro del territorio di competenza. La funzione religiosa delle pievi era essenziale nell’Italia poco urbanizzata dell’Alto Medioevo: per chi abitava lontano dai centri urbani era l’unico luogo di culto in cui si potevano amministrare tutti i sacramenti più importanti, a partire dal battesimo. Originariamente, infatti, il rito del battesimo veniva celebrato solo nelle cattedrali, cioè nelle città. Soprattutto nelle regioni dell’Italia settentrionale, e in Toscana, il termine passò quindi a indicare le chiese dotate di fonte battesimale (anche chiamate “chiese battesimali”).Nel 1983 si da inizio ad un restauro completo del complesso che viene eseguito in tre stralci. La chiesa è interessata dal 2° stralcio che inizia nell’89 ed intende riportare la struttura alle sue proporzioni di suggestione romanica ed ai colori dei materiali da rimettere a vista : sasso, mattone, legno. Mentre il 3° interessa la pavimentazione esterna con il rifacimento dei gradini e la pavimentazione in marmo bianco. Da un sopralluogo effettuato nel sottotetto vennero alla luce le capriate lignee perfettamente conservate che erano state nascoste da un controsoffitto. Si fece anche un intervento di valorizzazione dell’intera struttura muraria eseguita in sasso e scaglie che era una tecnica tradizionale presente nella vallata sin dal primo dopoguerra e fu un modo eccellente per combattere il problema dell’umidità che gravava sull’edificio.. Il criterio adottato è stato quindi un recupero dell’originale in sasso e legno. Ed alla tradizione si è attinto per l’interno (pavimento, abside e cappelle) per ricreare quell’atmosfera di raccoglimento e quiete che emanano gli edifici più antichi. Di qui la scelta di prediligere vetrate in piombo, porte massicce per la teca dell’Eucarestia una lavorazione in marmo con decori a bassorilievo mentre l’aspetto figurativo si è risolto con figure in legno. Un motivo costante percorre tutto l’edificio ed è l’utilizzo del marmo locale nelle varie tonalità del bianco del rosa, che è il colore dominante, e del nero basalto. Le due statue presenti il Cristo risorto (1,80 di altezza) e la Madonna madre di misericordia alta m. 1,30 sono collocate rispettivamente nell’abside e nella cappella laterale destra sono opera di Carl Senoner di Ortisei. Sono realizzate in legno di castagno dipinto con leggerissimi colori ad acqua che permettono di far risaltare le venature del legno.

La statua del Cristo risolto, idealmente proiettata sullo sfondo della croce, assume in sé la realtà della crocifissione e del riscatto; dell’umiliazione e della regalità, del trionfo della vita sulla morte. La statua di Maria si richiama invece al culto della Madonna di Monte Berico a cui la chiesa è dedicata. La nicchia in cui è custodita rappresenta l’abbraccio ideale con cui Maria accoglie i fedeli. Tabernacolo, altare ed ambone sono in marmo bianco e rosa Asiago lavorati a bassorilievo da scultori locali. Il motivo sviluppato è agricolo pastorale il pastore, il gregge, il grano, la vite temi vicini alla realtà locale.