Chiesa della Visitazione a Castello

Durata della visita: 45 minuti circa

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La chiesa,  che vediamo oggi nella sua maestosa veste neoclassica, si trova sul luogo dove sorgeva l’antica pieve duecentesca dedicata a Santa Maria, che compare nei documenti del 200 e del 300e che dalla seconda metà del XVI secolo si ritrova definitivamente inserita all’interno del recinto delle mura scaligere nel borgo attuale. Proprio in quel periodo prende il nome di S. Maria in castro per distinguerla dalla cappella di Ognissanti costruita in piano.

La chiesa attiuale fu costruita tra il 1836 e il 1850 sull’area della pieve quattrocentesca di cui conserva ricordi pittorici e scultorei.

La facciata venne completata nel 1926 su progetto dell’Ing. Mistrorigo. Nel timpano è scolpita la Visitazione. Nelle nicchie le statue di S. Michele Arcangelo (a sx) e dell’Evangelista Matteo (a dx) dello scultore vicentino Pozza mentre, sopra il timpano, sono visibili le statue del Redentore, al centro, con ai due lati S. Pietro e S. Paolo.

Sul lato sx della chiesa possiamo ammirare il bel portale quattrocentesco, che funge da ingresso laterale, proveniente dall’antico convento di S. Maria delle Grazie che ha ai lati due sculture arcaiche raffiguranti S. Agata ed il grifo. Ai lati due vaghissime candelabre con alla sommità due eleganti capitelli ionici. Sull’architrave si trova il simbolo di S. Bernardino o cristogramma* e,  al sommo della chiave,  il Cristo risorgente.

All’interno, a croce latina,  un grande affresco del soffitto rappresenta la Visitazione opera di Valentino Pupin, pittore ottocentesco che realizzerà anche le opere più importanti del Duomo di Ognissanti. Un’Assunzione è affrescata sulla cupola del presbiterio e i 4 Evangelisti sui pennacchi dello stesso.

Sul rosone centrale e sulle due grandi finestre sono raffigurati la Natività, l’Annunciazione e la Presentazione al Tempio.

Il più importante pezzo scultoreo della chiesa, nel secondo altare di destra, è una Madonna in trono con Bambino eseguita, probabilmente, da Niccolò e Antonio da Venezia intorno al 1425. L’altare è di gusto settecentesco con qualche reminiscenza seicentesca. Due alti pilastri raffiguranti ciascuno tre santi e tre profeti provenienti probabilmente dalla chiesa di S. Maria delle Grazie, sorreggono le statue di S. Teresa d’Avila e di san Domenico. In questa chiesa è conservata un’importante reliquia proveniente anch’essa dall’antico convento di S. Maria delle Grazie: una delle spine che formavano il casco posto sulla testa di Gesù durante la Sua passione. Ora è racchiusa in un’artistica teca d’argento battuto e sbalzato del XVII° secolo.

Ora avviciniamoci all’altare ed andiamo a conoscere le due opere più  importanti

La Pala della Visitazione

Il dipinto raffigurante La Visitazione, oggi sulla parete destra del presbiterio, si trovava in origine sull’altare maggiore della chiesa di Santa Maria di Castello.

Il dipinto venne probabilmente realizzato poco dopo il 1641  per l’altare maggiore da poco costruito. Dove rimase fino all’ampliamento ottocentesco.

La Visitazione della Vergine a Elisabetta, presenta una composizione molto semplice di impianto ancora tardo-cinquecentesco. La scena è incentrata sulle due figure femminili in primo piano che si incontrano al centro del quadro e si inchinano con gesto deferente assumendo eleganti forme. Oltre l’angusto piano d’appoggio, emergono  dallo sfondo le figure incerte di Giuseppe al centro e del vecchio Zaccaria all’estremità destra del quadro che sembrano intrattenere tra loro un  dialogo. Domina la scena dall’alto la turbinosa figura di Dio Padre circondato da una luminosa nuvola di angeli.

Il dipinto è opera del vicentino Francesco Maffei, artista geniale che seppe interpretare la grande tradizione della pittura veneta del Cinquecento in chiave barocca con risultati felicissimi e di grande originalità di cui dà prova in questa opera esemplare, tra le più lodate dalla critica. Il tema della Visitazione è uno dei soggetti che ricorrono con maggiore frequenza tra le opere sacre di Maffei: nelle chiese di Vicenza ne esistono due altre versioni, entrambe più tarde rispetto a quella di Castello, una per l’Oratorio delle Zitelle del 1655 circa, l’altra per l’altare maggiore dell’Oratorio dei Proti realizzata nel 1657.

Il Polittico

Nella parete sinistra del presbiterio della chiesa, è conservato un grandioso polittico a tempera su fondo oro formato da 14 scomparti su due registri. Una fastosa struttura lignea di 265 x 210 cm. Tardogotica ad intaglio dorato ornata da pseudo foglie. La parte inferiore è uno zoccolo traforato dal basamento si elevano montanti che percorrono il polittico in tutta la sua altezza e le cuspidi terminano con un’ogiva trilobata. La tavola centrale raffigura la Madonna col Bambino e da sinistra i Santi Nicola, Matteo e  Giovanni Battista mentre, a destra vicino al Bambino, si riconoscono Pietro, Bartolomeo e Zeno. Nell’ordine superiore troviamo, in formato più ridotto, la tavola centrale raffigurante la crocifissione fra la Vergine e S. Giovanni Evangelista con ai lati le mezze figure di, sempre partendo da sinistra, Lucia, Caterina d’Alessandria e Antonio Abate mentre, a destra, Francesco, Agata ed Orsola santi a cui i cittadini arzignanesi erano particolarmente devoti.

Il polittico presenta un’impaginazione tradizionale con ben visibile l’asse centrale raffigurante la Madonna intenta a sorreggere un sottilissimo velo che copre le nudità del Bambino seduto sulle sue ginocchia in atteggiamento benedicente. E’ il centro che regge tutto l’insieme, è Maria a cui la chiesa è dedicata il soggetto che si vuole porre in evidenza. Sopra di lei la tavola più piccola con tortiglioni che la dividono in 3 settori, che includono le figure di Maria, Gesù crocifisso e S. Giovanni evangelista. I Santi attorno  raffigurano confraternite, cappelle e chiese che dalla Pieve dipendevano. Nella tavola a destra è riconoscibile il Battista che indica il cartiglio che scivola dalla sinistra che regge anche la lunga croce sottile e che recita “ecce agnus dei ecce qui tollis peccata mundi” e la sua presenza sta ad indicare la presenza del fonte battesimale nella pieve unico in tutta la sua giurisdizione. La presenza di san Matteo ricorda il colle arzignanese su cui sorge la chiesetta omonima così la presenza di S. Pietro ricorda un altro colle vicino al Castello ove sorgeva una chiesetta, ora scomparsa, esistente forse fin dall’epoca longobarda. San Bartolomeo raffigura il protettore dei conciatori arte che, ad Arzignano, era già fiorente sin dalla metà del 400. L’ultima figura è San Zeno il cui culto fu il primo a diffondersi nella valle del Chiampo mentre S. Nicolò è presente per la grande devozione verso di lui che si aveva nella Pieve.

Esaminando ora le figure a mezzo busto troviamo S. Lucia il cui culto, legato alla luce ed alla vista, era molto grande nel territorio. Per S. Caterina d’Alessandria  non esisteva nessuna confraternita ma al suo culto erano avviate le giovinette e le ragazze da marito. S. Orsola, ultima a destra, è presente per il suo culto nella chiesa di Costo. I due santi più importanti nella religiosità arzignanese sono Antonio Abate ed Agata. Il primo come santo protettore dei morbi contagiosi come la peste la seconda come patrona di Arzignano. S. Francesco, infine, perché già nel 400 era presente ad Arzignano il terz’ordine.

Salvatore Maugeri datava l’opera ai primi decenni del Quattrocento, ma è successivamente che  il dibattito critico sul polittico decolla definitivamente, a partire dai contributi di Lionello Puppi e Franco Barbieri (1964), che prima incanalano la ricerca verso la Padova del medio Quattrocento all’interno della bottega dello Squarcione (citando anche  il suo allievo Michele di Bartolomeo da Vicenza), per poi farla rientrare entro un ambito vicentino influenzato da Padova – mentre Miklòs Boskovits nel 1976 rilanciava con forza un’attribuzione allo stesso Squarcione. Alla fine del restauro, cui l’opera fu sottoposta dal 1986 al 1990, la datazione viene spostata in avanti sino alla fine degli anni Cinquanta del Quattrocento e Chiara Rigoni, curatrice del restauro, riconosce la mano di Zuan Francesco Zilio, l’autore di una Crocifissione nell’oratorio di Santa Chiara a Vicenza. Ma Antonio Carradore, nel ricostruire un ipotetico contesto storico-artistico attorno alla commissione dell’opera (al momento priva di una documentazione sicura), ha ancorato la sua esecuzione alla data del 25 giugno 1459 che campeggia su un architrave murato sopra la porta laterale esterna del muro meridionale dell’attuale chiesa, a ricordo forse di una riconsacrazione della pieve quattrocentesca, tornando a suggerire un pittore che va cercato entro lo squarcionismo vicentino e che è noto agli studi come ‘Maestro del polittico di Arzignano’

La Pro Loco di Arzignano ringrazia il Dr. Antonio Carradore per il prezioso contributo.