| La Donna del Medioevo |
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Ma quale femminismo! Nel medioevo le donne vengono suddivise, più che altro, rispetto al grado di purezza sessuale e al posizionamento all'interno dell'istituto famigliare. Possono essere vergini, mogli o vedove. Le vedove sono considerate una specie di anello di congiunzione tra lo stato verginale monacale e lo stato della donna sposata. Sono state sposate, alcune possono anche avere avuto figli ma una volta rimaste senza il marito accettano la loro situazione di vedovanza come un percorso di costruzione, di perfezione, di purificazione verso Dio e, quindi, sono considerate più delle altre. Per le donne medievali che si sposano la funzione più importante è quella di fare figli dando una discendenza al proprio marito in un'epoca in cui sia la mortalità infantile che quella della partoriente sono molto alte. Dei molti figli che possono venire al mondo solo pochi sopravvivono per questo, dopo il primo bambino, le successive gravidanze si susseguono con grande frequenza tanto da occupare quasi metà della vita di una donna in età fertile. Sono la parentela e la famiglia d'origine a decidere sul suo futuro impedendole qualsiasi libertà ed imbrigliandola in scelte costrittive e vincolanti. Il matrimonio è, infatti, quasi sempre utilizzato per sancire un'alleanza e viene a simboleggiare la pace tra due famiglie rivali dopo un periodo più o meno lungo di conflitto. Una via alternativa a quella matrimoniale è, per le donne, la scelta religiosa. Il monastero è il luogo dove la spiritualità femminile trova modo di esprimersi fino agli ultimi secoli del medioevo quando si carica di fermenti mistici attorno ai quali si sviluppano culti e venerazioni. Una scelta che per molte può anche significare la fuga da una condizione famigliare soffocante o da un matrimonio che non intendono accettare. |


