Il Convento dei Cappuccini

Il 3 settembre 1593 Bernardino Zuffa acquista tre campi e mezzo di terra e una casa,  per costruirvi un convento e una chiesa per i frati cappuccini,  per la somma di 800 ducati nella contrada di “Capo il piano detta anche della Piazza” che sorge a nord est dell’abitato sviluppatosi sulla pianura del Chiampo, così chiamata nei documenti antichi, per distinguerla dal colle ove sorge la rocca. Tre giorni dopo il Vescovo benedice la posa della prima pietra dell’erigenda chiesa dedicata  a San Bernardino dando così il via alla costruzione della chiesa e del convento. I lavori vennero più volte interrotti causa liti tra gli eredi Zuffa e nel 1600 la morte di Bernardino rallenta ancor di più la conclusione dell’opera. Chiesa convento dei CappucciniNel 1609 la chiesa viene consacrata e da quel momento la Comunità di Arzignano ebbe sempre cura di questa chiesa e del convento rifornendoli di olio per le lampade e di candele per gli altari arrivando a riparare e conservare a proprie spese la struttura. Questa simpatia speciale per i frati cappuccini è testimone dell’opera religiosa e sociale che essi svolgevano per la comunità ma che valicava anche i confini del territorio comunale spingendosi da Marana e Campodalbero fino a Brendola; nel territorio veronese e anche in quello trentino. Nel 1630 la peste colpiva in modo molto violento il territorio di Arzignano mietendo numerose vittime. Anche il convento fu decimato dall’epidemia. L’unico a non esserne colpito fu il padre guardiano che con carità ed eroismo continuò a portare tra i moribondi del paese il conforto della fede mettendo a repentaglio la sua stessa vita senza però rimanere contagiato dal morbo facendolo diventare per la comunità un miracolato. Nel 1682 i locali del monastero furono ampliati grazie ad un contributo deliberato dal Consiglio dei Cento della Città di Arzignano, che si occupava dell’amministrazione del denaro pubblico,  e nel 1687 sempre lo stesso consiglio delibera di assegnare ai cappuccini 250 ducati annui per il loro sostentamento. Nella seconda metà del 1700 la condizione di vita dei cappuccini diviene precaria e, nel frattempo, il governo veneziano decide di limitare il passaggio di ricchezze dai laici agli ecclesiastici portando così ad una drastica riduzione degli ordini monastici che non erano più in grado di potersi mantenere.

Così nel 1769 fu decretata la soppressione di 127 monasteri tra cui anche quello dei cappuccini di Arzignano. Nel 1770 viene bandita all’asta la vendita del convento e della chiesa con l’obbligo, per l’eventuale acquirente, di far celebrare messe, di conservare gli arredi sacri e di sostenere le spese necessarie per il mantenimento ed il restauro di Chiesa, sacrestia, campanile e campane. Il 9 giugno il complesso fu acquistato da Angelo Povoleri ma verso la fine del XVIII secolo il complesso divenne di proprietà della famiglia Cardina che affidò la cura della chiesa ad un sacerdote arzignanese don Giuseppe Rossettini. Nel 1830 Girolamo Cardina inoltrò all’arciduca viceré del lombardo veneto il permesso di essere sepolto nel suo oratorio in cambio avrebbe fondato una mansioneria perpetua, cioè avrebbe dotato la chiesa di un sacerdote che avrebbe celebrato le S. Messe nei giorni festivi e nelle varie ricorrenze religiose ed i benefici di questa mansioneria sarebbero andati alla Chiesa di Ognissanti di Arzignano. Era anche scritto in questo atto che se i Cappuccini avessero voluto ristabilire il loro ordine nella nostra città il godimento dell’istituto della chiesa e del convento sarebbe tornato a loro ma questa richiesta non venne mai fatta. Nel 1870 i locali del convento passarono in proprietà al Comune di Arzignano che li concedeva al Prof. Rossi perché vi fondasse un convito per giovani. L’iniziativa non ebbe però successo e nel 1880 l’ex convento fu temporaneamente adibito a sede delle scuole elementari. L’antico convento ed il terreno furono infine acquistati dalle Madri Canossiane che vi fondarono fin dal 1881 un loro istituto ed aprirono scuole elementari, medie, magistrali ed un convito. Attualmente le madri Canossiane ospitano le scuole elementari. La chiesa sorse nell’angolo sud-est del primitivo convento e ad esso collegata attraverso la sacrestia. Probabilmente il tetto era sostenuto da capriate come quelle visibili nella vicina Chiesa di San Rocco. Nella prima metà del XIX secolo venne costruito accanto al fianco destro della chiesa, presso la facciata, un edificio comunicante con l’interno attraverso un arco che servì da cappella funeraria dei Cardina e fu in questo periodo che l’interno assunse l’attuale veste neoclassica. Negli anni venti l’Ing. Vignati di Arzignano restaurava la facciata incorniciandola con un fregio in cotto sotto il profilo del tetto e con lesene d’angolo  che poggiano su uno zoccolo continuo di base. Ai vertici 3 pinnacoli e tutta la parete affrescata con croci color mattone su fondo bianco ora sostituito da un uniforme color pastello. Nel 1968 furono sostituiti il pavimento a piastrelle, non originario, con lastre di marmo colorato e l’altar maggiore  dedicato a San Bernardino con una costruzione in marmo bianco e grigio disegnato dall’architetto Frighetto di Arzignano. Chiesa convento dei Cappuccini La fascia che serve da base alla pala, la chiave a volta dell’arco centrale, il timpano sono decorati con cherubini, rosette e motivi vegetali finemente intagliati che rendono il tutto un’opera di pregevole fattura tipica del primo seicento veneto. I cherubini scolpiti sono molto simili a quelli dipinti e questo ha fatto ipotizzare che il disegno di questo altare e di quello laterale appartengano alla mano dell’autore delle tele che vi furono inserite. Completano gli altari le tele dipinte da Fra Sante da Venezia la cui firma compare nella zona inferiore a destra della pala dell’altare laterale. Sull’altar maggiore la grande pala dell’Esaltazione Francescana dell’Immacolata  rappresenta nella parte superiore la Trinità con la Vergine in un tripudio di angeli e sulla destra S. Francesco. Nella parte mediana vari Santi francescani e, a sinistra in primo piano, S. Bernardino da Siena con il monogramma di Cristo sul petto che indica in basso la chiesa a lui dedicata. Nella parte inferiore un paesaggio collinare raffigurante Arzignano come doveva apparire all’inizio del XVII secolo dove si riconoscono, da sinistra, la chiesa di S. Bernardino, quella di Ognissanti col suo caratteristico campanile a cuspide, i mulini lungo la roggia e sui colli la chiesetta di San Matteo, il complesso del Convento di S. Maria delle Grazie e, sopra, il castello e la pieve quattrocentesca. A destra e a sinistra della pala due pannelli raffiguranti i santi Sebastiano e Rocco. Soprattutto in quello raffigurante S. Sebastiano è di pregevole fattura il paesaggio di fondo. Completano la decorazione dell’altar maggiore due pale laterali raffiguranti  S. Agata e S. Apollonia rappresentate ad altezza naturale su un basamento di marmo e recanti in mano i simboli del loro martirio. Particolarmente bello il ritratto di S. Agata che accosta il giallo-oro della tunica al rosso del manto. Meno ricco l’altare laterale dedicato a Santa Caterina che conserva ancora la mensa in legno mentre le mensole laterali sono state rifatte in marmo nel 1968. Le vernici ad olio che coprono il legno di entrambi gli altari imitano il colore della pietra. Nella pala dell’altare laterale è raffigurata la Vergine  tra le nubi col bambino in un coro di angeli musicanti e osannanti. Lo sfondo raffigura dei colli alla luce dell’alba ed alla base S. Antonio da Padova in ginocchio davanti alle sante Caterina, Lucia e Chiara in mistico colloquio. Molto bello il profilo della madonna prevalgono le tonalità luminose del rosa e dell’azzurro molto eleganti anche le vesti delle tre sante composte da stoffe preziose e ricamate. Alle spalle di S. Antonio, nel fiume, nuotano i cigni. Queste opere sono le uniche che testimoniano la presenza del frate pittore nel Vicentino e sono databili prima del 1606 quando si recò in trentino dove morì nel 1609. Tra le opere appartenenti alla decorazione originaria della chiesa il gruppo in pietra tenera policroma che si trova nella nicchia aperta nella parete sinistra. Le tre figure rappresentano S. Anna, S. Gioacchino a Maria bambina. E’ opera di uno scultore vicentino della fine del cinquecento o dei primi anni del seicento.

La decorazione interna della chiesa di S. Bernardino è completata da fregi monocromi e dalle figure che il pittore arzignanese Francesco Noro ha affrescato nei primi anni del novecento sul soffitto e sulla volta a botte del presbiterio. Ha chiuso la larga superficie di copertura dell’aula con due fasce di volute d’acanto che corrono lungo le trabeazioni e che si interrompono in corrispondenza delle lesene sottostanti per lasciar posto a quattro tondi con le immagini degli evangelisti, immagini che, finalmente libere da modelli scolastici, offrono un saggio della sua pittura personale e misura d’artista.  Ha quindi raffigurato entro cornici nel rettangolo centrale l’apoteosi di San Luigi Gonzaga al centro, ed ai lati le quattro virtù cardinali: la Giustizia e la Prudenza presso l’arco trionfale e la Fortezza e la Temperanza verso la parete d’ingresso. Nel riquadro centrale S. Luigi è sollevato al cielo da un gruppo di Angeli mentre appaiono a destra la figura allegorica della Fede ed in alto, tra le nubi, la Vergine col bambino. Sulla botte del presbiterio è rappresentata la glorificazione della Sacra Scrittura, con angioletti che reggono un libro ed un turibolo.

 

Tratto da La Chiesa ed il Convento dei Cappuccini di Arzignano di Ettore Motterle

 

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