SEVERINO CHIARELLO MONFORTEL'ULTIMO TROVATORE IN LINGUA VENETA DELLA TERRA DI ARZIGNANOProduzione poeticaNel 1949 scrive la sua prima poesia in dialetto “Burattini” e la fa leggere al direttore culturale della scuola di Antonio Pellizzari che la apprezza e la invia, all'insaputa dell'autore, a “Musa Triveneta” una rivista poetica locale, cha la pubblica incoraggiando così Severino a continuare a scrivere. Il primo libro pubblicato è “La lunga notte dell'Epifania” segue poi, nel 1985, “Vita da Prete”. Per scrivere il primo dei due Severino passa 6 mesi a Durlo col suo amico Giorgio Temolo che lo consiglia e lo rincuora; ad un certo punto della sua vita, infatti, sente il bisogno di riunire in volumi parte delle sue poesie legate da un filo comune. Racconta ai ragazzi gli aspetti che legano, ogni mese dell'anno, il contadino alla terra come la vendemmia in ottobre, il riposo dei campi in novembre quando il contadino “trapela” cioè svolge quei piccoli lavori necessari alla preparazione della nuova stagione nei campi. Non dimentica di descrivere tutti quegli oggetti, in gran parte desueti, come l'arconcello o “bigòlo”(attrezzo in legno e ferro che permetteva al contadino di trasportare, caricandosi il peso sulle spalle, 2 secchi alla volta ndr), perché non siano dimenticati. Questa raccolta è stata definita un recupero perfetto, come un dipinto fiammingo,di ambienti del nostro passato; di situazioni, personaggi, oggetti, parole ed abitudini, ricordi assopiti o addirittura cancellati. Un recupero che può essere anche una lezione di storia per le generazioni che a quel mondo non sono appartenute. Il passato è per Severino una pietra di paragone con la sua vita. Per lui cultura è, oltre all'insegnamento che si apprende dai libri, fare tesoro delle proprie esperienze e dei propri errori per non ripeterli e per questo, per tanti anni, ha visitato le scuole medie inferiori e superiori raccontando le sue esperienze e recitando le sue poesie. Vita da Prete il 2° libro, presentato da Mons. Nonis Vescovo emerito di Vicenza che arriva a collocare Severino tra i filosofi, narra la vita del piccolo parroco di campagna nella prima metà del novecento. Riprende un discorso già iniziato nel primo libro riproponendo il tema delle festività che, se nella Lunga notte dell'Epifania erano viste come parte intrinseca della vita dei campi e dei lavoratori, in Vita da Prete le stesse sono viste con l'esperienza del sacerdote. La seconda parte del libro è invece dedicata ad un lungo excursus sui peccati e sui vizi capitali; l'autore nega di parlare per conoscenza diretta ma dice di essersi ispirato, per parlare di essi, al Libro dei 48 Proverbi. Severino ha scritto spesso sul tema della religione sia perché era il centro della vita dei campi sia perché il sacerdote era veramente il pastore attorno al quale si radunava tutto il gregge di anime. In modo particolare il libro vuole ricordare Don Francesco Zamperetti ritenuto da Severino e dalla comunità tutta di Castello, un santo per la povertà e semplicità di vita vissuta. Il sacerdote, infatti, era uso dare tutto quello che possedeva ai poveri interpretando fino in fondo l'insegnamento di Gesù. La produzione poetica è vastissima ma la lirica che più è cara al cuore dell'autore è “Me fiola che dorme” da lui composta mentre osservava la piccola neonata dormire beata, illuminata dalla luce della luna che entrava dalla finestra, che faceva quelle piccole smorfie simili a tutti i neonati che sembrano un muto colloquio tra loro e tutti gli angeli del paradiso che hanno appena lasciato per volare sulla terra tra le braccia di mamma e papà.
* Il testo è stato letto ed approvato da Severino Chiarello Monforte che ne ha permesso la pubblicazione sul Sito della Pro Loco di Arzignano così come ha permesso la pubblicazione sullo stesso di 10 poesie da Lui stesso scelte. |

