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Cunizza da Romano

Ogni novità che si rispetti porta con sé il suo pettegolezzo e noi non abbiamo voluto essere da meno.
Come tutti i bravi pettegoli ci siamo concentrati su qualche personaggio noto.
Guardate un po' cosa abbiamo scoperto sulla sorella del podestà che nel 1200 governava il nostro territorio...

 

D'una radice nacqui e io ed ella:
Cunizza fui chiamata, e qui refulgo
perché mi vinse il lume d'esta stella;
ma lietamente a me medesma indulgo
la cagion di mia sorte, e non mi noia;
che parria forse forte al vostro vulgo.

(Dante Alighieri, IX canto del Paradiso, 31-33)

 

Nel 1200 avviene un episodio: l'amore tra Cunizza da Romano e Sordello da Goito. Cunizza è della famiglia degli Ezzelini; viene data in sposa al Conte di san Bonifacio, grande aristocratico di Verona, per ragioni di famiglia; soprattutto per ragioni di riavvicinamento tra le famiglie.

Quando poi i contrasti tra le famiglie esplodono di nuovo, la famiglia di partenza di Cunizza, gli Ezzelini, incarica Sordello da Goito di prendere la donna e riportarla a casa. Sordello mette a repentaglio la sua vita rischiando di morire per questa vicenda che ha poi un parziale epilogo con l'amore, ricambiato, tra il trovatore e Cunizza.

Questo amore poi finisce, Cunizza continua con una serie di amori uno dopo l'altro tanto che le si attribuisce la frase “Se uno richiede amore con gentilezza sarebbe da villano negarlo” e finisce con questa donna che fa espiazione della sua vita dissipata passando la sua vecchiaia a pentirsi e a fare atti di riparazione tanto da meritarsi nella poesia di Dante Alighieri il Paradiso.

Che sia vero il detto antico “Quando il corpo se frusta..."?

 

Cunizza da Romano

 

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